IL CORAGGIO DI FARE PROGETTI – OLTRE UNA PASTORALE DI CONSERVAZIONE

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«Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione» (EG 27). Come scriveva il prof. Sergio Lanza, fondatore del metodo teologico-pastorale in uso presso l’Università Lateranense: «La fedeltà alla tradizione non sta nella ripetizione ma nella continuità vitale». Gli scritti del prof. Lanza trovano una grande risonanza con l’attuale magistero di Papa Francesco e come Scuola Internazionale di Management Pastorale ne siamo sicuramente debitori insieme agli studi teologici pastorali che costituiscono il fondamento del nostro metodo: analizzare in chiave teologica e non solo sociologica la realtà, definire quei criteri che possono aiutarci ad usare gli strumenti più tecnici del management in chiave pastorale e non solo funzionale, definire delle prassi pastorali nuove ed efficaci “capaci di mettersi al servizio dell’incontro di ciascuno con Gesù Cristo e la sua forza di autentica umanizzazione” (5° Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze, verbo ‘uscire’).

L’apporto teologico pastorale, infatti, ci ricorda che oltre una buona teoria e teologia è decisivo il momento progettuale, dove definire delle prassi da mettere in atto nel mondo. Questa ci aiuta a superare un intellettualismo fine a se stesso ma allo stesso tempo a non cadere in una pratica solo di tipo funzionale e riorganizzativa. L’invito di Evangelii Gaudium a ripensare l’azione missionaria come paradigma di ogni azione di evangelizzazione, ci richiede infatti “il coraggio di fare progetti, superando l’empirismo dei piccoli aggiustamenti, la ripetizione di obiettivi e slogan generalissimi, l’agitazione che recupera immagine sul piano organizzativo ma non edifica la Chiesa” (S. Lanza). In questo senso Papa Fancesco insiste sul fatto che non siamo una ONG o, come nelle omelie di questi giorni a Santa Marta (25 ottobre 2017), il Regno non può essere ridotto da una struttura o un organigramma organizzativo; questo ci porterebbe ad una gestione funzionalistica della Chiesa: per fare meglio, essere più efficienti, per aiutarsi a vicenda,… Un progetto autenticamente pastorale non è semplicemente un’opera, ma un’opera di fede, che ha la capacità di mostrare che Gesù è il centro della storia, l’autore della vita, colui che donando lo Spirito del Padre trasforma il cuore dell’uomo e fa nuove tutte le cose.

Progettare la pastorale in una dimensione missionaria ci chiede quindi molto di più di un cambiamento sul piano organizzativo. È ripensare non solo la forma, ma anche lo stile e l’oggetto, dentro una logica di fedeltà creativa. Altrimenti la tentazione di una pastorale di conservazione sarà sempre in agguato: una pastorale che tenderà verso la rassegnazione (come esilio nella fortezza), verso l’aggressività (come riconquista) o come pragmaticità organizzativa (coprendo i problemi senza affrontarli con innumerevoli iniziative). Lo stesso Lanza ci ricorda che è necessario saper mettere da parte due libri: il Libro delle Lamentazioni e il Libro delle Buone Intenzioni “che si arricchiscono ogni giorno di pagine inutili”.

È dentro questa logica che la Scuola Internazionale di Management Pastorale si propone come percorso di accompagnamento volto alla realizzazione di un personale Project Work: una sperimentazione attiva dei contenuti appresi durante il percorso formativo della Scuola, volta alla realizzazione di un progetto fortemente connesso ai contesti operativi reali e propri di ogni corsista. Durante il corso ogni partecipante lavorerà affiancato da un tutor nell’elaborazione del suo progetto che verrà consegnato e presentato al termine della Scuola. Il nostro augurio è che questi progetti, pensati dentro una visione teologico pastorale, come sopra accennata, possano rappresentare per la Chiesa un apporto significativo per l’incarnazione e la contestualizzazione dell’esperienza messianica di Cristo in questo tempo.

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