P. Cristiano Rocagliolo dell’Università di Santiago del Cile apre la seconda edizione della Scuola

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Il vice cancelliere della Pontificia Università di Santiago del Cile apre la seconda Scuola di Management Pastorale con una lectio magistralis su Discepolato e Chiesa in Uscita

E’ stato un onore avere con noi per l’apertura della Scuola p. Cristiano per il suo grande lavoro organizzativo e pastorale presso una delle più prestigiose università dell’America Latina e come persona che ha lavorato a stretto contatto con l’allora vescovo Bergoglio durante le Conferenze Episcopali dell’America Latina.

La sua Lectio Magistralis ci ha portato proprio l’entusiasmo e la feschezza del pensiero pastorale proveniente da Aparecida da dove Papa Francesco trae continuamente ispirazione. 

Discepolato e Chiesa in Uscita sono stati presentati come alcuni elementi criteriologici di fondo sulle scelte e i piani pastorali per la Chiesa di oggi.

La riflessione ha avuto come filo conduttore la persona del discepolo, e come paradigma ecclesiologico la Chiesa intesa come comunione missionaria, ponendo l’enfasi sul soggetto che ‘segue Gesù’. In stretta consonanza con Aparecida Francesco ci ha proposto in Evangelii Gaudium una seconda chiave ermeneutica complementare alla discepolare e che possiamo denominare Chiesa ‘in uscita’, nome che esplicita il significato profondamente estroverso della Chiesa.
Con questi presupposti, l’esposizione si è avvicinata a comprendere in senso pastorale i concetti di discepolo e di Chiesa ‘in uscita’, cercando di sviscerare la loro importanza per la teologia pastorale e, in particolare, per la dimensione criteriologica della stessa.

Il discepolato in Aparecida si intende dunque come il risultato dell’incontro, è la risposta all’amore dato e l’inizio di tutta la vita autenticamente cristiana. Il discepolo è un seguace, e l’oggetto del suo seguire non è in primo luogo una dottrina, una legge o un’etica, ma una persona, che è il Figlio di Dio.
Questo concetto ha determinato un cambio di paradigma: da uno nel quale il centro della riflessione teologico-pastorale era nell’ ‘oggetto’ dell’evangelizzazione e nell’azione della Chiesa, ad un altro nel quale il centro è situato nel ‘soggetto’, inteso come discepolo.

La Chiesa in uscita. Nella sua prima Esortazione Apostolica, Francesco propone una nuova chiave strategica per la conversione pastorale a partire dall’ecclesiologia della comunione (cfr. LG 1), che arricchisce la già menzionata chiave discepolare. Questa comprensione reclama una rivoluzionaria “conversione pastorale” (EG 25), che conduca a che le strutture della Chiesa si trasformino in strumenti o canali spediti per “l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autoconservazione” (EG 27).

E’ sottintesa una critica ad un modo di vedere e concepire la Chiesa nel mondo. La critica ad una ecclesiologia che ha portato pastoralmente a forme di autorealizzazione, con caratteristiche ‘narcisiste’, ‘auto-preservanti’, con un marcato accento intraecclesiale. Il focus di attenzione, infatti, è stato, preminentemente, nell’organizzazione della Chiesa stessa -nelle sue strutture- più che nelle persone che la costituiscono; nei piani pastorali più che nel Vangelo che si deve annunciare; nella tabella di marcia più che nel cammino stesso (cfr. EG 82) posticipando, paradossalmente, il significato missionario che spiega l’essenza della Chiesa.
La realtà descritta ha favorito il ‘confinamento’ dei battezzati all’interno delle parrocchie, dei movimenti o delle organizzazioni ecclesiali, emergendo comeparadigma del cristiano ‘agente pastorale’, e come ideologia naturale della vocazione laica, la partecipazione nelle strutture della Chiesa (parrocchie, comunità di base, movimenti, etc.). Come segnala Francesco “benché si percepisca una partecipazione di molti ai ministeri laici, questo impegno non si riflette nella penetrazione dei valori cristiani nel mondo sociale, politico ed economico” (EG 10), producendo la contraddittoria situazione in cui i discepoli, molte volte, “si limitano a compiti intraecclesiali senza un impegno reale per l’applicazione del Vangelo per la trasformazione della società” (Ibid.)

Emerge progressivamente la comprensione di una Chiesa più ‘carismatica’ che ‘strutturale’, che senza disconoscere il valore della sua necessaria organizzazione interna, si rivitalizza non grazie ai suoi innumerevoli sforzi strutturalisti, né alle sue organizzazioni o ai suoi programmi, ma perché la forza le proviene dallo Spirito Santo, che alimenta ed unifica la missione comune dei diversi, obbligandola ad ‘espropriarsi’, a privarsi di se stessa, cercando di essere più per l’ ‘Altro’ e per gli ‘altri’, perché la sua missione è ‘fuori di sé’.

Le chiavi segnalate ci offrono un nuovo modo di comprendere l’azione pastorale della Chiesa, partendo dal presupposto che non sono le strutture né la configurazione interna, bensì i discepoli e la Chiesa ‘in uscita’ i codici di lettura che permettono di comprendere una nuova forma di intendere ed articolare la pastorale.

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